5) Kierkegaard. Il peccato si relaziona all'esistenza.
Kierkegaard osserva che, come l'esistenza stessa, l'immortalit,
la fede e il paradosso, anche il peccato non pu trovare posto
nel sistema. Il peccato appartiene al singolo ed  la misura
della distanza dalla verit.
S. Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica alle Briciole
di filosofia e La malattia mortale.

 Il peccato  decisivo per tutta una sfera di esistenza, quella
religiosa nel senso pi stretto. Proprio perch ai nostri tempi si
 fatto un'indigestione di sapere, si finisce facilmente per
confondere tutto con un linguaggio babelico, dove gli esteti
sfruttano con abilit le determinazioni pi decisive della
religiosit cristiana, e i pastori le usano spensieratamente come
stile di cancelleria il cui contenuto non interessa per nulla.
Ma la disgrazia dei nostri tempi  quella di aver fatto una
scorpacciata di sapere,  di aver dimenticato cos' l'esistere e
cosa deve significare l'interiorit: perci era importante che il
peccato non fosse concepito con determinazioni astratte, con le
quali non lo si pu afferrare, almeno in modo decisivo, perch
esso sta in un rapporto essenziale con l'esistere. In questo senso
era utile che lo scritto fosse una ricerca psicologica che spiega
per suo conto come il peccato non pu trovare il suo posto nel
sistema, press'a poco come l'immortalit, la fede, il paradosso e
cose simili, le quali si rapportano essenzialmente all'esistere?
da cui per l'appunto il pensiero sistematico astrae. Con
l'angoscia non si d pi importanza ai paragrafi del sistema,
ma all'interiorit dell'esistenza. Come Timore e tremore
rappresentavano la condizione della sospensione teleologica mentre
Dio tenta, cos l'angoscia  la condizione dell'anima ch' sospesa
teleologicamente in quella disperata liberazione dal dover
realizzare l'etica. L'interiorit del peccato come angoscia
nell'individualit esistente  la distanza pi grande possibile e
pi dolorosa dalla verit, quando la verit  l'interiorit.
[...].
La categoria del peccato  la categoria del singolo. Il peccato
non si pu pensare affatto speculativamente; perch il singolo
uomo  al di sotto del concetto: non si pu pensare un singolo
uomo, ma soltanto il concetto dell'uomo. E' per questa ragione che
la speculazione acconsente subito alla teoria della preponderanza
della generazione sull'individuo; perch non si pu pretendere che
la speculazione riconosca l' impotenza del concetto di fronte alla
realt. E come non si pu pensare un singolo uomo; cos neanche un
singolo peccatore; si pu pensare il peccato il quale allora
diventa la negazione, ma non un singolo peccatore. Ma proprio per
questo il peccato non pu mai essere preso sul serio, se
dev'essere soltanto pensato. Perch, la seriet, non  il peccato
in generale, ma proprio il fatto che tu ed io siamo peccatori; la
pressione della seriet consiste nel peccatore, egli  il singolo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 1232 e 1269.
